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TLIon - Tradizione della letteratura italiana online
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Pubblicazione periodica online

Direttore: Claudio Ciociola
ISSN 2280-9058
Periodicità: aggiornamento continuo
(le schede sono datate)

Salutati, Coluccio

(Stignano in Valdinievole [Pistoia], 1331 - Firenze, 1406)

De fato et fortuna

di Daniela Pietragalla

Notizie generali

Datazione: 1396/1397
Lingua/Dialetto: latino
Tipologia testuale: prosa
Genere: filosofico


Tradizione dell'opera  
Tradizione diretta: manoscritti (16)
1. Berlin (Germania), Staatsbibliothek zu Berlin - Preußischer Kulturbesitz, Lat. fol. 593 = Berlin S Lat. Fol. 593

Datazione: sec. XV prima metà

Si tratta di un codice monografico

Ms. non esaminato direttamente


2. Cambridge (Regno Unito), Library of Corpus Christi College, 426/I = Cambridge LCCC 426/I

Datazione: sec. XV prima metà

Si tratta di un codice monografico a cui è stato aggiunto un codice cartaceo miscellaneo del XV secolo

Ms. non esaminato direttamente


3. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urbinate latino, 201 = CV BAV Urb. lat. 201

Datazione: 1470/1480

Il codice contiene anche il De laboribus Herculis e il De seculo et religione dello stesso Salutati

Ms. non esaminato direttamente


4. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Urbinate latino, 1184 = CV BAV Urb. lat. 1184

Datazione: 1408

Si tratta di un codice monografico interamente palinsesto

Ms. non esaminato direttamente


5. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vaticano latino, 2928 = CV BAV Vat. lat. 2928

Datazione: sec. XIV fine

Si tratta di un codice monografico rivisto dallo stesso Salutati: alla fine del De fato et fortuna è stata trascritta, in un secondo momento, una epistola di Felice Agnolelli a Coluccio.

Ms. non esaminato direttamente


6. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vaticano latino, 3430 = CV BAV Vat. lat. 3430

Datazione: sec. XV prima metà

Si tratta di un codice monografico; di altra mano la trascrizione di alcuni estratti dei Trionfi di Petrarca.



Ms. non esaminato direttamente


7. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vaticano latino, 11533 = CV BAV Vat. lat. 11533

Datazione: 1464

Si tratta di un codice monografico

Ms. non esaminato direttamente


8. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, LIII 18 = Fi BML LIII 18

Datazione: 1400 circa

Si tratta di un codice monografico

Ms. non esaminato direttamente


9. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, XC sup. 41,2 (già 951) = Fi BML XC sup. 41,2

Datazione: sec. XV metà

Il codice, che contiene vari testi di Coluccio, tramanda, alle cc.119v-122v, il Carme a Iacopo Allegretti, inserito nel De fato et fortuna, seguito dal brano conclusivo del libro III, cap. 1

Ms. non esaminato direttamente


10. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, XC sup. 42 = Fi BML XC sup. 42

Datazione: 1414/1416

Il codice, esemplato da Bartolomeo Aragazzi da Montepulciano, contiene tra l’altro, oltre al De fato et fortuna, vari estratti di Cicerone

Ms. non esaminato direttamente


11. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Conventi soppressi, 452 = Fi BML Conv. soppr. 452

Datazione: sec. XV metà

Si tratta di un codice monografico copiato probabilmente per Angelo Gaddi

Ms. non esaminato direttamente


12. Manchester (Regno Unito), Chetham\'s Library, Mun., A 3 131 (già 27929) = Manchester CL Mun. A 3 131

Datazione: sec. XV inizio

Il codice, che è costituito da due manoscritti diversi, riuniti verso la metà del XV secolo, contiene anche il De seculo et religione e due Declamationes di Salutati

Ms. non esaminato direttamente


13. Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», VIII F 27 = Na BN VIII F 27

Datazione: sec. XVI metà

Si tratta di un codice monografico

Ms. non esaminato direttamente


14. Padova, Biblioteca Capitolare, C 78 = Pd Bca C 78

Datazione: sec. XV prima metà

Si tratta di un codice monografico

Ms. non esaminato direttamente


15. Sevilla (Spagna), Biblioteca Capitular y Colombina, 5 4 45 = Sevilla BCC 5 4 45

Datazione: sec. XV prima metà

Si tratta di un codice monografico

Ms. non esaminato direttamente


16. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Latino, VI 109 (già 2852) = Ve BNM Lat. VI 109

Datazione: sec. XV inizio

Si tratta di un codice monografico rivisto dallo stesso Salutati

Ms. non esaminato direttamente


Indice della scheda


Storia della tradizione
Il De fato et fortuna, un trattato in cinque libri sul tema della fortuna e del libero arbitrio, fu composto da Coluccio Salutati tra il 1396 e il 1399, secondo quanto attestano alcuni riferimenti contenuti nell’epistolario dell’autore. La cronologia dell’opera è stata ampiamente discussa, in particolare da Rüegg 1954 e da Witt 1976: mentre Rüegg riteneva che il secondo libro del De fato fosse stato composto prima del 1396 e che da quell’anno in poi,  fino ad un periodo anteriore al settembre 1399, fossero stati scritti, nell’ordine, i libri terzo, primo, quarto e quinto, Witt ha proposto una diversa cronologia secondo la quale i libri primo e secondo sarebbero stati già pronti nel 1396, i libri terzo e quarto risalirebbero alla fine dello stesso anno e il proemio e l’ultimo libro sarebbero da collocare tra la fine del 1396 e gli inizi del 1397. Secondo Concetta Bianca, editrice del De fato et fortuna, l’ipotesi di Witt appare accettabile, sia pure con alcune considerazioni che non ne modificano le linee principali: ferma restando la cronologia 1396-1397, è probabile, secondo la Bianca, che il proemio e il primo libro, strettamente collegati, siano stati composti nello stesso periodo. Per quanto riguarda poi il titolo dell’opera, benché Salutati in una lettera-testamento del 1405 avesse mostrato di preferire la formulazione De fato fortuna et casu, la Bianca ha scelto di attenersi alla forma costantemente riscontrata nei codici e alla testimonianza concorde dei contemporanei, nella convinzione che Coluccio mirasse comunque a «distinguere due parti del suo lavoro, il primo sul fato e il secondo sulla fortuna e il caso che del resto erano argomenti quasi speculari nella stessa trattazione di Aristotele» (Bianca 1985, p. XVII). L’opera di Salutati, che ha avuto una discreta circolazione manoscritta, è approdata alla stampa soltanto in epoca moderna: a parte alcuni estratti pubblicati in Garin 1943-1946, l’unica edizione critica è quella di Bianca 1985. Il De fato et fortuna è stato tramandato da 15 manoscritti: Berlin S Lat. Fol. 593 [= D], Cambridge LCCC 426/I [= T], CV BAV Urb. lat. 1184 [= F], CV BAV Urb. lat. 201 [= U], CV BAV Vat. lat. 11533 [= G],CV BAV Vat. lat. 2928 [= V], CV BAV Vat. lat. 3430 [= O], Fi BML Conv. Soppr. 452 [= A], Fi BML LIII 18 [= P], Fi BML XC sup. 42 [= B], Manchester CL Mun. A. 3. 131 [= R], Na BN VIII F 27 [= N], Pd Bca C 78 [= C], Sevilla BCC 5 4 44 [= S] e Ve BNM Lat. VI 109 [= M]. Il codice Fi BML XC sup. 41,2 [= L] contiene soltanto un breve estratto del De fato et fortuna. La maggior parte dei testimoni risale ad un periodo compreso tra la fine del XIV secolo e la seconda metà del XV secolo; un solo codice, incompleto, è di epoca cinquecentesca. Due manoscritti,  CV BAV Vat. lat. 2928 e Ve BNM Lat. VI 109 sono stati corretti e rivisti dallo stesso Salutati che è intervenuto sui margini dei due codici. In generale, i testimoni superstiti sono codici monografici: soltanto CV BAV Urb. lat. 201 e Manchester CL Mun. A. 3. 131 tramandano, insieme al De fato et fortuna, altre opere di Salutati. È probabile, poi, che tre codici, segnalati in antichi inventari (cfr. Bianca 1985, pp. CXXVIII-CXXX) e non identificabili con i manoscritti superstiti, siano andati perduti. La valutazione analitica dell’intera tradizione manoscritta ha permesso a Concetta Bianca di ricostruire uno stemma codicum a partire da un archetipo comune y, oggi perduto, non individuabile «in un manoscritto di dedica, come accade nel periodo successivo, dopo il Salutati, ma piuttosto nelle carte sciolte o fascicoli non ancora rilegati esistenti presso l’autore e che comunque registrano lo stadio definitivo dell’opera stessa, destinato per volere del medesimo autore a fungere come capostipite della tradizione» (Bianca 1985, p. CXXXI). Si tratta di un archetipo non necessariamente scritto in forma chiara o senza correzioni ma comunque non identificabile con un archetipo in movimento caratterizzato da successive e rilevanti modifiche d’autore. Non è poi possibile, secondo la  Bianca, accertare se y «fosse interamente scritto da Coluccio – nel quale caso l’archetipo-originale acquisterebbe anche il carattere di autografo – oppure, come avveniva nella tradizione tardo-medievale, semplicemente rivisto e corretto dall’autore. Né tantomeno si possono ipotizzare (…) due redazioni diverse, per quanto le differenti lezioni di M  e V, entrambi rivisti dall’autore, potrebbero far sorgere il sospetto. (…) gli interventi su M e V sono diretti nella maggior parte dei casi ad integrare le lacune più lunghe o maggiormente evidenti»  (BIANCA 1985, p. CXXXII). Da y derivano direttamente Fi BML LIII 18, CV BAV Vat. lat. 2928, Ve BNM Lat. VI 109, β, capostipite di CV BAV Urb. lat. 1184 e Fi BML XC sup. 42, tra loro collaterali, e α. Da α derivano Manchester CL Mun. A. 3. 131, ε (capostipite assai scorretto dei testimoni, tra loro collaterali, Fi BML Conv. Soppr. 452, Pd Bca C 78, CV BAV Vat. lat. 11533 e CV BAV Urb. lat. 201)e γ, padre dei collaterali Cambridge LCCC 426/I e Berlin S Lat. Fol. 593; alla stessa famiglia appartengono i testimoni Sevilla BCC 5.4.45 e CV BAV Vat. lat. 3430 (di quest’ultimo codice risulta descriptus Na BN VIII F 27). A tale proposito è da segnalare, in Bianca 1985, una incongruenza, dovuta probabilmente ad un refuso, tra testo e immagine dello stemma codicum: mentre nel testo si legge che «a loro volta S e O risultano derivare da una medesima copia (γ) come indica già lo stesso incipit; sono contraddistinti inoltre da errori singulares e da varie lacune, tali però da non giustificare un rapporto di dipendenza diretta uno dall’altro» (Bianca 1985, p. CXXXVI), nello schema, il capostipite di S e O, tra loro collaterali,  viene denominato, con ripetizione della sigla, S. Nell’ambito dell’intera tradizione, i testimoni più corretti e più interessanti ai fini della trasmissione testuale risultano essere Fi BML XC sup. 42, CV BAV Urb. lat. 1184, Ve BNM Lat. VI 109, Fi BML LIII 18 e CV BAV Vat. lat. 2928: sono questi i manoscritti registrati nell’apparato critico dell’edizione Bianca 1985 dove compaiono anche le correzioni e le aggiunte di Salutati a Ve BNM Lat. VI 109 e CV BAV Vat. lat. 2928. Per quanto attiene, poi, alla grafia, l’editrice si è mossa nel rispetto delle scelte teoriche di Coluccio, autore assai sensibile alle questioni ortografiche, optando, ad esempio, per la rinuncia ai dittonghi oe-ae. Il De fato et fortuna ha avuto una discreta circolazione manoscritta ma la sua fortuna si è arrestata alla fine del XV secolo probabilmente a causa dei delicati temi dibattuti nell’opera: «né tipografi né editori si interessarono, tra la fine del ‘400 e i primi decenni del ‘500, per inserirla nei propri progetti editoriali. Lo scoppio della polemica luterana doveva infine segnare un netto e definitivo abbandono: l’interpretazione storiografica nata nel periodo della controriforma non poteva non rivolgere i propri strali verso un’opera che già nel titolo (…), e ancor più per alcuni capitoli sul libero arbitrio e la predestinazione, richiamava temi teologici difficili e controversi» (Bianca 1985, p. LXXIX). Alcuni stralci del De fato et fortuna  sono stati pubblicati, sulla base di CV BAV Vat. lat. 2928, da Garin 1943-1946; il cap. 6 del secondo libro, contenente un famoso brano relativo alla critica testuale, è stato pubblicato più volte (cfr. Bianca 1985, p. LIII nota 244) mentre l’unica edizione critica integrale del De fato et fortuna è quella di Bianca 1985.

 

Indice della scheda


Bibliografia
Edizione/i di riferimento
Bianca 1985 = Coluccio Salutati, De fato et fortuna, a cura di Concetta Bianca, Firenze, Olschki, 1985

Edizioni significative
Garin 1943-1946 = Eugenio Garin, I trattati morali di Coluccio Salutati, in «Atti e Memorie dell’Accademia fiorentina di scienze morali La Colombaria», n.s., I (1943-1946), pp. 55-88
Pubblica in appendice alcuni estratti del De fato et fortuna: il cap. 11 del libro II e il cap. 2 del libro III

Bibliografia filologica
Ciociola 2001 = La tradizione dei testi, coordinato da Claudio Ciociola, vol. X della StoLI (2001).
p. 450

Rüegg 1954 = W. Rüegg, Entstehung, Quellen und Ziel von Salutatis “De fato et fortuna”, in «Rinascimento» V (1954), pp. 143-190

Witt 1976 = R. G. Witt, Toward a Biography of Coluccio Salutati, in «Rinascimento» XVI (1976), pp. 19-34

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