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TLIon - Tradizione della letteratura italiana online
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Pubblicazione periodica online

Direttore: Claudio Ciociola
ISSN 2280-9058
Periodicità: aggiornamento continuo
(le schede sono datate)

Pucci, Antonio

(Firenze, 1310 ca. - Firenze, 1388)

Cantari della Reina d'Oriente

di Attilio Motta

Notizie generali


Tradizione dell'opera  
Tradizione diretta: manoscritti (11)
1. Bologna, Biblioteca Universitaria, 158 = Bo BU 158

Datazione: sec. XIV
Descrizione: Pergamenaceo

U

Ms. non esaminato direttamente


2. Città del Vaticano (Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Borg. latino, 384 = CV BAV Borg. lat. 384

Datazione: sec. XV

V

Ms. non esaminato direttamente


3. Fano, Biblioteca Comunale Federiciana, Federici, 187 = Fano BF Feder. 187

Datazione: sec. XIX
Descrizione: Apocrifo

F

Ms. non esaminato direttamente


4. Fano, Biblioteca Comunale Federiciana, Federici, 188 = Fano BF Feder. 188

Datazione: sec. XIX
Descrizione: Caratceo apocrifo

f

Ms. non esaminato direttamente


5. Firenze, Biblioteca Marucelliana, C 265 = Fi BM C 265

Datazione: sec. XV
Descrizione: Cartaceo

M

Ms. non esaminato direttamente


6. Firenze, Biblioteca Moreniana, Bigazzi, 213 = Fi BMo Bigazzi 213

Datazione: sec. XV

E

Ms. non esaminato direttamente


7. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Nuove Accessioni, 333 (noto come codice Kirkup) = Fi BNC N.A. 333

Datazione: sec. XIV seconda metà

K

Ms. non esaminato direttamente


8. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Panciatichiano, 20 = Fi BNC Panc. 20

Datazione: sec. XV
Descrizione: Cartaceo frammentario

Panc.

Ms. non esaminato direttamente


9. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 2725 = Fi BR 2725

Datazione: sec. XV
Descrizione: Cartaceo

R

Ms. non esaminato direttamente


10. Firenze, BIblioteca Riccardiana, 2971 = Fi BR 2971

Datazione: sec. XV
Descrizione: Cartaceo frammentario

R1

Ms. non esaminato direttamente


11. Rovigo, Biblioteca del Seminario, Monaci, = Ro BS Monaci

Datazione: sec. XV
Descrizione: Cartaceo

S

Ms. non esaminato direttamente


Tradizione diretta: edizioni antiche (9)
1. , Firenze, Bart. de' Libri, 1485 circa = Regina d'Oriente 1485

In quarto

Pa BN Inc. 596




II

Non esaminato direttamente


2. , 1560 circa = Regina d'Oriente 1560

In quarto

Wolfenbüttel HAB M: Lk Sammelbd 64 (14)




III

Non esaminato direttamente


3. , Firenze, Tosi, 1587 = Regina d'Oriente 1587

In quarto

Fi BNC Palat. E. 6.7.55.III/7




V

Non esaminato direttamente


4. , Firenze, Sant'Apollinari, 1628 = Regina d'Oriente 1628

In quarto

Fi BNC Palat. E 6 7 35




VI

Non esaminato direttamente


5. Historia della Regina d'Oriente , Bologna, Pisarri, 1670 circa = Regina d'Oriente 1670

In dodicesimo

London BL 11426.b.55





Non esaminato direttamente


6. , Firenze, sec. XVI = Regina d'Oriente Firenze

In quarto

Fi BNC BR 185.20




IV


Non esaminato direttamente


7. Storia della regina d'Oriente , Lucca, Marescandoli, sec. XVIII = Regina d'Oriente Marescandoli

In quarto

Lu BS Y III b 11 (già A XIV c 30) postill. XIX

Toronto UTFRBL B-11/2312





Non esaminato direttamente


8. , Siena, sec. XVI = Regina d'Oriente Siena

In quarto

Lu BS E V h 8 (10)





Non esaminato direttamente


9. [La Reyna d'Oriente] , Firenze, Bart. de' Libri, 1483 = Reyna d'Oriente 1483

In quarto

Fi BNC 370 3

 




I

Non esaminato direttamente


Indice della scheda


Storia della tradizione

Nella Nota al testo Levi 1914 fornisce un elenco di sette manoscritti e sette stampe (escluse le due edizioni ottocentesche del ‘filologo’ Anicio Bonucci); dei primi, solo cinque erano però nella sua disponibilità, e lo sono oggi nella nostra; il sesto, il codice Tosi, non è mai riemerso, nonostante alcune indicazioni di Rajna circoscrivessero la ricerca alle isole del Regno Unito; il settimo, il ms. «posseduto dal cav. Fortunato Lanci di Roma» al cui proposito Levi riferiva perplesso le scarne indicazioni del Bonucci, si è rivelato un vero e proprio falso dell'erudito fanese (cfr. oltre). Dopo la descrizione sommaria dei testimoni, Levi procede ad una breve discussione dei rapporti tra i soli mss. sulla base di alcune selezionate varianti, giungendo rapidamente alla costruzione del seguente stemma codicum:

 

Segue un apparato selettivo e non sempre affidabile. L'edizione costituisce un notevole progresso sulle precedenti, ma attirò, unitamente alle altre presenti nel libro, non pochi giudizi negativi. Essa appare insoddisfacente nei presupposti metodologici soprattutto per l'approssimazione nella collatio e per il trattamento disinvolto delle frequenti dismisure del verso, ed è oggi invecchiata dal reperimento di altri quattro codici quattrocenteschi della Reina (V, S, R ed R1, frammentario), e di numerose altre stampe. D'altra parte la stessa possibilità di procedere utilmente ad una collazione dei testimoni atta alla costruzione di uno stemma codicum viene messa seppure indirettamente in discussione alla luce delle note indicazioni di De Robertis 1970 sul carattere rielaborativo della tradizione dei cantari, e sulla conseguente necessità di fornire in sede di edizione il testo del ms. più antico. Per la Reina l'operazione è tuttavia complicata da fattori contingenti e metodologici. Da un lato infatti K, dei due mss. trecenteschi il più autorevole non solo per l'antichità della testimonianza (le filigrane riportano agli anni '70) ma per la compattezza della silloge, quasi un canone autoriale che lo colloca in ambienti molto vicini allo stesso Pucci, è gravemente acefalo, ed un ricorso, foss'anche solo per la zona interessata dalla lacuna, all'altro testimone trecentesco, il pergamenaceo U (anch'esso mutilo) appare scogliabile in quanto il codice dimostra una pericolosa propensione alle singulares e alcune spiccate preferenze sintattiche che lo rendono sospetto. Dall'altro occorre rilevare come la tradizione della Reina appare di gran lunga più compatta anche rispetto a quella di un testo per molti versi 'gemello' come l'Apollonio, e per converso molto più prossima a quella che caratterizza testi di genere ben diverso da quello canterino, sia pure autoriale: cioè una tradizione tendenzialmente non rielaborativa.

  • a. Da un lato la coscienza dell'autorialità è evidente nella pervasività delle attribuzioni: dei sette mss. non frammentari (sui nove complessivi) quattro attribuiscono almeno una volta (è il caso di E) il cantare ad Antonio Pucci. Nel caso di K tale attribuzione, oltre a essere di per sé implicita in qualche modo nella stessa presenza della Reina nel codice, che contiene com'è noto solo opere di Pucci (eccezion fatta per il Filostrato contenuto nella prima parte del ms. ora al Wellesley College in Massachussets) è ribadita nel congedo di ciascuno dei tre cantari conservati, e ad apertura della prima carta rimasta. Lo stesso discorso può farsi per U, in cui i tre cantari di cui ci è giunta la fine recano ciascuno l'esplicita assegnazione nel congedo, e per M, che pure dimostra anche per l'Apollonio una certa tendenza a replicare per più segmenti di testo la formula di congedo più univoca quanto alla paternità dell'opera (ma proprio il confronto con le attribuzioni dell'Apollonio di Tiro sembra testimoniare di un tentativo, probabilmente autoriale, di rendere più saldi ed inequivocabili i legami fra la Reina e il Pucci, replicandone l'esplicitazione alla fine di ognuna delle quattro porzioni del testo).
  • b. In secondo luogo la tradizione della Reina reca segni evidentissimi del carattere eminentemente scritto del processo di copia; ne è indiretta prova, in tutti i manoscritti, il buon numero di casi in cui l'amanuense scrive in un primo momento una lezione che noi sappiamo distaccarsi dal resto della tradizione, per poi correggerla una volta accortosi dell'errore. Questa tipologia comprende naturalmente molte diverse fattispecie, che vanno dalla singola lettera cassata al verso quasi interamente riscritto, dalle scritture di segni di richiamo per inserire una parola in un primo tempo sfuggita o ristabilire la corretta sequenza di versi erroneamente invertiti alla cancellatura di buona parte di un'ottava che il copista si accorge di stare anteponendo ad un'altra per un momento sfuggita alla sua vista. Tali elementi non convivono se non in modo molto marginale con dati contrastanti che lascino supporre un'attitudine rielaborativa da parte dei copisti, e testimoniano anzi indirettamente della compattezza della tradizione proprio perché intervengono in modo tanto più netto in alcuni dei casi ove essa appare più diffratta, e nel caso di varianti sostanziali piuttosto marcate. La lezione dei manoscritti non è particolarmente variata, se non in alcuni punti in cui effettivamente le formule rituali accentuano il loro carattere interscambiabile ed è lecito immaginare da parte dei copisti un intervento 'rielaborativo' o di 'normalizzazione', che tuttavia appare talora talmente consapevole ed esibito (è il caso della formula finale utilizzata da V per il secondo cantare: «i' mi diparto, a cena voglio andare»), da essere facilmente individuato e smascherato. La tradizione, dunque, mostra una compattezza tale da configurarsi come suscettibile di un trattamento non dissimile da quello riservato ai testi autoriali di altri generi poetici del trecento: collazione sistematica al fine dell'individuazione di errori congiuntivi e disgiuntivi, raggruppamento dei manoscritti, constitutio textus ed emendatio ope codicum. Soluzione seguita da Levi e che resta all'orizzonte come una prospettiva potenzialmente percorribile, ove si riveli praticabile fino in fondo, del lavoro di edizione della Reina. Seppure affrancato dagli aspetti più macroscopici resta infatti particolarmente delicato il nodo della definizione dell'errore, in quanto le varianti, per la loro relativa topicità, conservano talora un tasso di interscambiabilità più alto che in altre tradizioni; quanto questo problema sia grave è dimostrato fra l'altro dalla precarietà degli stemmata sinora proposti per la Reina, quelli di Levi 1914 e della Balboni 1934, per giunta tra loro discordanti, benché costruiti a partire dagli stessi manoscritti. 

 

CENNI DI STORIA DELLA TRADIZIONE DEL TESTO

Il numero dei mss. e delle stampe (antiche e popolari) testimonia del successo della Reina, che ebbe una diffusione vasta ma non enorme: nove mss. contro i 18 dell'Apollonio di Tiro, che pure è più lungo, e con cui la Reina spesso è tràdita: salvo che S, Panc., R ed R1, tutti gli altri mss. di RO sono comuni con AT, mentre naturalmente non è vero il contrario, e cioè dei 18 mss. di AT solo 5 contengono anche la Reina. Così come avviene per l'Apollonio, ma in modo meno spiccato, la Reina si accompagna a testi fra loro molto vari, secondo che il redattore o il committente del manoscritto ne colga o ne sottolinei le caratteristiche metriche, narrative, morali, o, ciò che rappresenta un unicum nella letteratura canterina trecentesca, autoriali; così lo troviamo naturalmente negli zibaldoni di cantari (E, V, M), ma anche affiancato a poemetti devozionali, di argomento sacro e morale (U, M), e spesso insieme ad altri testi del Pucci, anche quando questi non siano, come nel Kirkupiano (e altrove: M), i cantari, ma le rime (V). Si conferma il dato del frequente accoppiamento col Boccaccio, (Filostrato, K, U; Elegia di Madonna Fiammetta ed Epistola a Pino de' Rossi, Panc.), l'altro e più importante polo della mediazione narrativa e letteraria della Firenze del XIV secolo, la cui presenza sin dai mss. trecenteschi testimonia di un modello di ricezione antico.

 

FORTUNA FILOLOGICA

La storia della fortuna filologica di RO è piuttosto singolare, constando di ben quattro edizioni critiche di cui tuttavia appena una, quella di Levi 1914 riveste un minimo di affidabilità. In particolare nella vicenda moderna della tradizione di RO un ruolo determinante ha rivestito l'erudito e falsario fanese Anicio Bonucci, al quale si devono - direttamente o indirettamente - i due manufatti in falsa grafia antica conservati a Fano e sopra elencati, la notizia di un presunto codice Lanci dietro il quale probabilmente si celava uno dei falsi derivato però da una stampa e non da un manoscritto, e le postille alla stampa di Lucca (anch'esse attribuite alla collazione con due fantomatici mss. ma in realtà derivanti da un'altra stampa o da un personale quaderno di collazione già ampiamente contaminato). In questo quadro è evidente l'inaffidabilità complessiva delle due edizioni ‘critiche’ che egli fornì:

  1. Bonucci 1864. La data 1862, accreditata dal Bonucci anche nella successiva edizione, riportata dal CLIO (3762) e da CGLI (III, 222), oltre che dal frontespizio moderno della ristampa anastatica dell'edizione, è da considerarsi tuttavia senz'altro una retrodatazione sulla base della testimonianza del fondatore e presidente della Commissione (Zambrini 1884, col. 847) e della serie progressiva della SCLIR, dove RO segue il Libro della cucina del sec. XIV, edito da Zambrini 1863 (dallo stesso ms. U), e precede La fisiognomia. Trattatello in francese antico colla versione italiana del Trecento, a cura di E. Teza, stampato nel 1864. L'edizione è dedicata Al preclarissimo ed onorando signor Liborio Veggetti, cavaliere mauriziano e Bibliotecario della R. Università di Bologna, che al Bonucci aveva rivelato l'esistenza di U, dall'editore impropriamente chiamato Veggettiano XV, su cui il testo si basa, salvo che per le 35 ottave in esso mancanti, per le quali Bonucci dice di servirsi del fantomatico testo Lanci, con ogni probabilità una stampa a cui sono collegati F1 ed F2, i manoscritti falsificati di Fano. L'edizione non ebbe fortuna e andò incontro alle critiche, fra gli altri, almeno di Zambrini e D'Ancona, riprese poi anche da Levi, sicché il Bonucci «qualche anno più tardi mise fuori una nuova Regina d'Oriente».
  2. Bonucci 1867. Il codice di cui si parla è naturalmente M, che Bonucci, nel tentativo di porre rimedio alle critiche alla sua prima edizione, cercò di accreditare come rivelatore unico dei limiti dei mss. da lui precedentemente utilizzati, senza però riuscire nell'intento.
  3. In Levi 1914 RO è il decimo dei 12 cantari (Il Bel Gherardino, Pulzella Gaia, Liombruno, Istoria di tre disperati e di tre fate, La donna del Vergiù, Gibello, Gismirante, Bruto di Bretagna, Madonna Lionessa, Reina d'Oriente, Madonna Elena, Cerbino). L'edizione costituisce un notevole progresso sulle precedenti, ma si è attirata negli anni non poche riserve, dal giudizio di «allegra filologia» (Dionisotti) alla scoperta di una manipolazione piuttosto libera dei versi da parte dell'editore (Balduino). Levi 1914b contribuì ad alimentare una sorta di ‘sindrome’ della Reina con un'indicazione quantomeno ambigua di un fantomatico manoscritto che sarebbe stato da lui acquistato nei mesi successivi all'edizione.
  4. Balboni 1934. Si tratta di una tesi di Ph.D., dattiloscritta, discussa in Massachussets nel 1934 e conservata a Northampton, (378.73 Sm 68 O.B187 Locked Stacks), contenente un'edizione della Reina d'Oriente sinora sconosciuta in Italia. Sul risvolto di copertina l'editrice esprime i suoi ringraziamenti al prof. Mario Casella, dell'Università di Firenze, «che ebbe la cortesia di dirigermi nello studio dei manoscritti e nella costituzione del testo e senza l'aiuto del quale questo lavoro sarebbe stato impossibile» e alla Sig.na Margaret Rooke, professoressa di italiano allo Smith College. Essa si apre con una introduzione divisa in tre paragrafi: il primo è dedicato ad una presentazione generale della figura di Pucci, il secondo ad una più specifica della Reina, e il terzo, intitolato «I Codici della Reina d'Oriente», ad una sommaria descrizione dei testimoni, e alla ricostruzione dei loro rapporti stemmatici. La Balboni utilizza gli stessi codici di Levi 1914, collocando anzi anche il Panc., insieme al codice Tosi (T) e quello Lanci (L), fra i codici «che non abbiamo potuto ritrovare», e con l'unica differenza di sigla di E, qui battezzato B (per Bigazzi). Per quanto riguarda i rapporti stemmatici, la Balboni dichiara l'indipendenza reciproca dei mss. in ragione delle loro lacune «particolari», di intere ottave, di versi o di emistichi, che vengono elencate, così come di seguito vengono forniti gli elenchi degli «errori materiali di trascrizione» (29), e delle varianti adiafore (36) di ciascun testimone. Segue una sommaria caratterizzazione delle peculiarità di ciascun manoscritto, che si risolve in una sanzione dei «pochi» ma «gravi» errori di K, indicato come «immediato apografo di un testo toscano contemporaneo al Pucci, trascritto però da un copista settentrionale» (38: questa notazione viene addebitata al Casella), e in una dichiarazione della «maggiore affinità» di B (=E) ed U, secondo quanto già affermato da Levi 1914. Dopo una breve esemplificazione di versi irriducibili alla regolare misura, la Balboni produce uno stemma codicum che si presenta così:

Quindi, dopo aver affermato che la costituzione del testo si presenta con i «caratteri tipici, che sono determinati dal modo di propagazione dei cantari», aver invocato la tradizione orale come causa di «modificazioni, alterazioni e rimaneggiamenti», e sulla base della sostanziale indipendenza dei mss., enuncia i criteri di constitutio textus: «il migliore modo per fissare il testo ci è parso quello di procedere a una certa contaminazione delle lezioni servendoci di tutti i manoscritti, nessuno escluso. Il criterio di maggioranza ha determinato la scelta, soprattutto nei casi dove per il senso è indifferente l'una o l'altra lezione». (43) Le ultime righe del paragrafo sono dedicate alla giustificazione di un apparato molto selettivo, dell'uniformità ortografica, del rabberciamento metrico, e dell'integrazione delle forme «ridotte in seguito a fenomeni assimilativi di fonetica sintattica». Seguono il testo "critico", un breve glossrio, e la bibliografia. Il lavoro, a cui va riconosciuta una onestà di fondo nelle intenzioni, appare grossolano nelle realizzazioni, ed è sostanzialmente privo di valore scientifico.

5. Il testo si legge oggi nell'edizione Motta-Robins 2007.

 

Indice della scheda


Bibliografia
Edizione/i di riferimento
Levi 1914 = Fiore di leggende. Cantari antichi. Editi e ordinati da Ezio Levi, s. I, Cantari Leggendari, Bari, Laterza, 1914, pp. 3-28 e 338-41 («Scrittori d'Italia»)

Edizioni significative
Balboni 1934 = La Reina d'Oriente di Antonio Pucci. Testo critico con introduzione, a cura di Lilian Balboni, Northampton 1934

Bonucci 1862 = Historia della reina d'Oriente di Antonio Pucci fiorentino, poema cavalleresco del XIII secolo, pubblicato e restituito alla sua buona primitiva lezione su testi a penna dal Dottor Anicio Bonucci, Bologna, Romagnoli-Dall'Acqua, 1862 («Scelta di curiosità letterarie inedite o rare», Disp. XLI) [rist. anast. Bologna, Commissione per i testi di lingua, 1968]

Bonucci 1867 = Historia della Bella Reina d'Oriente, poema romanzesco di Antonio Pucci fiorentino, poeta del secolo di Dante, novellamente ristampato ed a miglior lezione ridotto sopra un testo a penna Marucelliano, Bologna, Cacciamani, 1867 [rist. anast. Bologna, SEAB, 1978]

Bibliografia filologica
Levi 1914b = Ezio Levi, I cantari leggendari del popolo italiano nei secoli XIV e XV, Torino, 1914, suppl. 16 al «Giornale storico della letteratura italiana», pp. 1-171

Motta 1999 = Attilio Motta, L'intrigo del codice Lanci, «Studi e problemi di critica testuale», LVIII (1999), pp. 5-44

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