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TLIon - Tradizione della letteratura italiana online
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Pubblicazione periodica online

Direttore: Claudio Ciociola
ISSN 2280-9058
Periodicità: aggiornamento continuo
(le schede sono datate)

Anonimo

Cantare del bel Gherardino

di Attilio Motta

Notizie generali

Datazione: 1375
Tipologia testuale: poesia
Genere: epica, poesia eroicomica, cantari
Nota metrica: ottava r.


Tradizione dell'opera  
Tradizione diretta: manoscritti (4)
1. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Acquisti e doni, 759 (già Biblioteca Venturi Ginori Lisci 3) = Fi BML Acq.i e doni 759

Datazione: 1470/1480


Ms. non esaminato direttamente


2. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, II IV 163 = Fi BNC II IV 163

Datazione: sec. XV


Ms. non esaminato direttamente


3. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano, VIII 1272 = Fi BNC Magl. VIII 1272

Datazione: 1375 ante


Ms. non esaminato direttamente


4. Lucca, Biblioteca Statale, 1496 (già Moücke 11) = Lu BS 1496

Datazione: sec. XVIII


Ms. non esaminato direttamente


Tradizione indiretta
Anonimo, Lais di Graëlent

Marie de France, Lais di Lanval

Indice della scheda


Storia della tradizione

Il Cantare del Bel Gherardino, composto di due cantari di 45 e 47 ottave, è tradito integralmente dal solo ms. Fi BNC Magl. VIII 1272 [= M1], anteriore all'inizio dell'ultimo quarto del Trecento, e dunque fra le più antiche testimonianze del genere canterino. Altri due mss., Fi BNC II IV 163 [= B] e Fi BML Acq. e Doni 759 [=C], ambedue tardo-quattrocenteschi, ci trasmettono due porzioni perfettamente complementari del testo (rispettivamente 28 ottave del primo cantare, e il resto dell'opera, con una stanza in meno - la I, 30 - e una in più - tra II 7 e 8 di Fi BNC Magl. VIII 1272), tanto che Pasquini 1964, p. 513, avanzò l'ipotesi di un rapporto del secondo, Fi BML Acq. e Doni 759 (esemplato da Filippo Scarlatti, e modello del settecentesco Lu BS 1496 [=L], deus ed eliminando), «con un antigrafo che si completi» con Fi BNC II IV 163. L'ipotesi è stata poi precisata da De Robertis 1970, p. 110, il quale suppone, «non trattandosi né per B né per C di frammenti superstiti di una trascrizione più ampia» (cioè non essendo i testi frammentari per lacuna meccanica dei rispettivi supporti), che essi «ci conservino fortunosamente ciascuno la copia di uno dei due frammenti in cui il loro originale si smembrò». Dell'opera non sono noti testimoni a stampa.

Il cantare fu edito per la prima volta da Zambrini 1867 sul solo Fi BNC Magl. VIII 1272, emendato degli errori presenti «a iosa» con interventi sempre segnalati, eccezion fatta per «la riduzione del metro» (p. 15), in realtà non senza arbitri che provocarono le critiche di Piccini 1867*** e indussero il filologo a «rabberciare subito e quasi clandestinamente» (cfr. Balduino 1970, p. 74) una seconda stampa (Zambrini 1871, con data falsa), che con la prima andò presto a confondersi in quanto distribuita indifferentemente ai sottoscrittori della SCLIR (ma distinguibile per il numero progressivo «superiore al 120», come dichiarato dallo stesso Zambrini 1884, p. 212). È da notare che nell'introduzione la possibile attribuzione dell'opera ad Antonio Pucci viene prima discussa e sostanzialmente respinta sulla base di argomenti cronologici e stilistici (fra cui la presenza, nel primo cantare, di quattro ottave di soli sei versi - le numero 1, 2, 12 e 14 - addebitata all'antichità del cantare e all'arcaica imperfezione del suo metro, piuttosto che ad una corruzione della tradizione), poi in qualche modo reintrodotta attraverso la riproduzione di un parere privato di D'Ancona sulle origini del poemetto, che avvicinava la libertà nel trattamento delle fonti (fra cui il Parthénopeus de Blois) con la modalità seguita abitualmente dal rimatore fiorentino (la questione degli antecedenti è stata poi oggetto dell'ampio lavoro di Bendinelli Predelli 1990, alla ricerca di un Ur-Gherardino da cui far derivare le concordanze tematiche presenti, oltre che nel poema francese e nel cantare italiano, nei lais di Lanval, di Graëlent e di Guingamor, nei romanzi di Chrétien, nell'anglonormanno Ipomedon e nel medio-altotedesco Lanzelet).  Levi 1914, p. 339, pur riconoscendo «le difficoltà presentate dall'unico codice allora conosciuto», rimproverava a Zambrini «la superficiale coltura filologica» (e in particolare l'interpretazione delle ottave lacunose); Levi 1914 fu d'altronde il primo a potersi servire di Fi BNC II IV 163, la cui lezione, «sebbene più compiuta in quelle famose ottave mutile», egli giudicò tuttavia di non «grande utilità nella ricostruzione del testo»; rilevando come principale differenza rispetto a Fi BNC Magl. VIII 1272 la tendenza di Fi BNC II IV 163 allo scioglimento dei nessi sintattici, Levi 1914, p. 339, ne inferì una diversa destinazione dei due codici, indirizzati uno alla lettura, e l'altro alla recitazione «dei cantori all'improvviso», ma fu prudente nell'enunciazione: «Se ne dovrebbe desumere che B è più vicino all'originale; ma questa conclusione, data la scarsità delle notizie e l'incompiutezza del cod., è pericolosa». Pur non avendo dunque nessuna riserva aprioristica rispetto all'utilizzazione di Fi BNC II IV 163, che egli d'altronde giudicava trecentesco, in ragione della parzialità della testimonianza dichiarò di volersi attenersi a Fi BNC Magl. VIII 1272 salvo che nei casi in cui evidentemente guasto, proposito a cui tuttavia non tenne fede. Sulla medesima linea, ma con scrupolo ben maggiore, si sono mossi poi Balduino 1970, De Robertis 1970 e Zabagli 2002, la cui edizione è scelta qui come quella di riferimento nonostante l'accentuazione degli interventi normalizzanti «soprattutto per quanto riguarda la metrica» (p. 886; in particolare con la riduzione delle frequenti ipermetrie «grafiche» mediante l'espunzione di una o più vocali finali di parola), e il ripristino del titolo tradizionale di contro a quello esteso attestato dalle rubriche di Fi BNC II IV 163Fi BML Acq. e Doni 759.

Indice della scheda


Bibliografia
Edizione/i di riferimento
Zabagli 2002 = Il libro del Bel Gherardino, a cura di Franco Zabagli, in Cantari novellistici dal Tre al Cinquecento, a cura di Elisabetta Benucci, Roberta Manetti e Franco Zabagli. Introduzione di Domenico De Robertis, Roma, Salerno Editrice, 2002 («I Novellieri italiani» 17), voll. 2, I, pp. 3-50 e II, pp. 885-86

Edizioni significative
Balduino 1970 = Cantari del Trecento, a cura di A. Balduino, Milano, Sansoni, 1970

De Robertis 1970 = Domenico De Robertis, Cantari antichi, in «Studi di Filologia Italiana», XXVIII (1970), pp. 67-175 (110-33)

Levi 1914 = Fiore di leggende. Cantari antichi. Editi e ordinati da Ezio Levi, s. I, Cantari Leggendari, Bari, Laterza, 1914, pp. 3-28 e 338-41 («Scrittori d'Italia»)

Zambrini 1867 = Cantare del Bel Gherardino. Novella cavalleresca in ottava rima del sec. XIV, non mai fin qui stampata, [a cura di Francesco Zambrini], Bologna, Romagnoli, 1867

Zambrini 1871 = Cantare del Bel Gherardino. Novella cavalleresca in ottava rima del sec. XIV, [a cura di Francesco Zambrini], Bologna, Romagnoli, 1867 [ma 1871] («Scelta di curiosità letterarie inedite o rare», disp. LXXIX) [rist. anast.: Bologna, Commissione per i testi di lingua, 1968)

Bibliografia filologica
Pasquini 1964 = Emilio Pasquini, Il codice di Filippo Scarlatti, in «Studi di Filologia Italiana», XXIII (1964), pp. 363-580

Piccini 1867*** = Giulio Piccini, [Recensione a ZAMBRINI 1867], «La Gioventù», Nuova Serie, 1867, Vol. 4, Disp. IV, p. 321 e sgg.

Zambrini 1884 = Le opere volgari a stampa dei secoli XIII e XIV, indicate e descritte da Francesco Zambrini, Bologna, Zanichelli, 18844

Altra bibliografia
Bendinelli Predelli 1990 = Maria Bendinelli Predelli, Alle origini del «Bel Gherardino», Firenze, Olschki, 1990

Enciclopedie, repertori e cataloghi
Cirilli 1999 = Fiammetta Cirilli, voce Bel Gherardino, in Letteratura italiana, direzione: Alberto Asor Rosa, Dizionario delle opere, 2 voll., Torino, Giulio Einaudi Editore, 1999-2000, I A-L [1999], p. 92

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