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TLIon - Tradizione della letteratura italiana online
TLIon - Tradizione della letteratura italiana online

Pubblicazione periodica online

Direttore: Claudio Ciociola
ISSN 2280-9058
Periodicità: aggiornamento continuo
(le schede sono datate)

Rossi (de'), Niccolò (noto anche come Niccolò del Rosso)

(Treviso, sec. XIII fine (probabilmente tra il 1290 e il 1295) - 1348 post)

Il canzoniere

di Elena Maria Duso

Notizie generali

Datazione: sec. XIV
Lingua/Dialetto: toscano
Tipologia testuale: poesia
Genere: lirica
Nota metrica: 436 son., 4 canz. certe + 1 canz. dubbia


Tradizione dell'opera  
Tradizione diretta: manoscritti (13)
1. Bologna, Archivio di Stato, Comune, Curia del Podestà, Giudici ad Maleficia, Accusationes B 45/a = Bo AS Accus. B 45/a

Descrizione: segnalazione di Fiori 1992, pp. 48-49


Ms. non esaminato direttamente


2. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barberiniano latino, 3953 (già XLV 47) = CV BAV Barb. lat. 3953

Datazione: 1325/1328


Ms. non esaminato direttamente


3. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reginense, 1973 = CV BAV Reg. 1973

Datazione: sec. XV seconda metà


Ms. non esaminato direttamente


4. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vaticano latino, 5133 = CV BAV Vat. lat. 5133

Datazione: sec. XV


Ms. non esaminato direttamente


5. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vaticano latino, 8914 = CV BAV Vat. lat. 8914

Datazione: sec. XV


Ms. non esaminato direttamente


6. El Escorial (Spagna), Real Biblioteca de San Lorenzo, Latino, e III 23 (già III.F.24, V.A.2) = ES RBSL Lat. e III 23

Datazione: sec. XIII/XIV


Ms. non esaminato direttamente


7. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano, VII 1187 = Fi BNC Magl. VII 1187

Datazione: sec. XV/XVI


Ms. non esaminato direttamente


8. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 1118 = Fi BR 1118

Datazione: sec. XVI


Ms. non esaminato direttamente


9. Modena, Biblioteca Estense, alfa N 6 4 (già X.B.10) = Modena BNE alfa N 6 4



Ms. non esaminato direttamente


10. Sevilla (Spagna), Biblioteca Capitular y Colombina, 7 1 32 = Sevilla BCC 7 1 32

Datazione: 1328/1338


Ms. non esaminato direttamente


11. Stresa, Biblioteca Rosminiana, 2 (proveniente dalla Biblioteca Rosminiana di Monte Calvario di Domodossola) = Stresa BS 2

Datazione: sec. XV


Ms. non esaminato direttamente


12. Udine, Biblioteca Comunale Vincenzo Joppi, 10 (già 42 noto come Otellio) = Udine BC 10

Datazione: sec. XV metà


Ms. non esaminato direttamente


13. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Italiano, IX 191 (6754 già CIV.1 su LV 4) = Ve BNM It. IX 191

Datazione: 1509
Descrizione: di Antonio Isidoro Mezzabarba


Ms. non esaminato direttamente


Tradizione diretta: edizioni antiche (3)
1. CANZONI DI DANTE./ MADRIGALI DEL DETTO. / MADRIGALI DI M. CINO, & / DI M. GIRARDO NOUELLO, [a fine volume: Stampata in Venetia per Guilielmo de / Monferrato. M. D. XVIII. / Adi XXVII, Aprile] (ma Venezia), Guglielmo da Monferrato, 1518 = Canzoni di Dante 1518


Contiene le canzoni 240 e 241

Non esaminato direttamente


2. Rime di M. Cino da Pistoia , Roma, Niccolò Pilli, 1559 = Cino, Rime 1559


Contiene la canzone 241: il testo deriva da Gt, ma l’attribuzione deve derivare da un codice affine cfr. Barbi 1915, p. 95 n.

Non esaminato direttamente


3. Sonetti e canzoni di diversi antichi autori toscani in dieci libri raccolte., Firenze, Filippo di Giunta, 1527 = Giunt

Giunt [pubblica il n. 4 , pp. 111r-112r]


Contiene le canzoni 240 e 241 nel settore riservato agli autori incerti. Nella cosiddetta Giuntina Galvani, conservata a Firenze, BN, Nuovi Acquisiti 332 sono attribuite a Dante. Gt ha tra le sue fonti Ven e un ms. affine a Ve BNM It. IX 191

Non esaminato direttamente


Tradizione indiretta
Domenico, Rime
rifacimento del sonetto La femena ch’è del tempo pupilla [segnalazione di PASQUINI1991, pp. 68-69, ripresa da BRUGNOLO 2001, p. 247]

Indice della scheda


Storia della tradizione

Nicolò de' Rossi è autore di 441 componimenti poetici, tra i quali una canzone dubbia. Gorni 2000, pp. 3-7 attribuisce su basi metriche al de’ Rossi anche la canzone A forza mi conven ch'alquanto spiri, facendo sua un’ipotesi respinta ma non del tutto esclusa da Brugnolo 1977, p. 90.

Vi sono poi altri tre sonetti attribuiti al de’ Rossi dal cod. Sevilla BCC 7 1 32 [S], ma che Corti 1966 ha dimostrato costituire una ***tenzone tridialettale*** tra i tre poeti Giovanni Quirini, Guerzo da Montesanto e Liberale da San Pelagio (sotto cui però si celerebbe lo stesso Nicolò de’ Rossi secondo Brugnolo 1986, pp. 72-73).

Le rime sono trasmesse da due codici principali: Sevilla BCC 7 1 32 e CV BAV Barb. Lat. 3953 [B], e da altri nove codici, che recano un numero molto minore di testi. 

Sevilla BCC 7 1 32 è il testimone fondamentale, in quanto contiene tutto il canzoniere del de’ Rossi ad eccezione delle canzoni 240, 241 e dei tredici sonetti 252-64. La mancanza dei sonetti è giustificata da Brugnolo 1974, pp. LII-LIX con la caduta di tre carte (cc. 52-54) appartenenti al settimo fascicolo (un trierno), che dovevano contenere i tredici sonetti e la rappresentazione figurata del numero 253.

Brugnolo ipotizza anche che le due canzoni 240-241 avrebbero dovuto essere trascritte all’interno del sesto fascicolo e che per qualche motivo non lo furono. Tale fascicolo - che fu aggiunto solo in un secondo momento nel codice, originariamente concepito come una silloge di sonetti (Brugnolo 1974, p. LVIII) – contiene infatti le altre due canzoni rossiane (238, 239), oltre a due carte bianche probabilmente riservate alle canzoni mancanti.

Se si accetta anche questa seconda ipotesi, il codice Sevilla BCC 7 1 32 rappresenterebbe la raccolta complessiva della poesia del de’ Rossi. In ogni caso, Sevilla BCC 7 1 32 doveva contenere tutti i sonetti del poeta.

Oltre ai componimenti certi, e la tenzone tridialettale di cui sopra, Sevilla BCC 7 1 32 reca tra le cc. 47r-48r la canzone Magior senno seria, Amor, tacere (Brugnolo 1974, n. 242), vergata da mano diversa, probabilmente più tarda rispetto quelle che hanno trascritto il Canzoniere, e priva di rubrica attributiva. Mentre Scudieri Ruggieri 1955, pp. 50-51, 104-106 e Salem Elsheik 1973, pp. 17-20 la considerano autentica, Brugnolo tende a ritenerla spuria: alle motivazioni esterne (la mancanza di rubrica attributiva, la trascrizione da parte di altra mano) aggiunge motivazioni di tipo metrico-linguistico e contenutistico (Brugnolo 1976, pp. 21-25). (1986, pp. 72-73). Nell’edizione Brugnolo 1974 la canzone viene situata pertanto in Appendice.

 

Il codice Sevilla BCC 7 1 32 è databile tra il 1328 (anno di composizione del sonetto 425, il più antico che sia possibile datare) e il 1338: si riferisce ad avvenimenti di quell’anno il sonetto anonimo Nati de pescatori, trascritto su una delle ultimissime carte (c.85r) “probabilmente dopo che l’intero Canzoniere era stato copiato nelle carte precedenti”(Brugnolo 1974, p. XLVII). Sebbene nulla vieti di pensare che il canzoniere e i sonetti adespoti successivi siano stati trascritti dopo il 1338, “varie ragioni, legate ai rapporti con B [CV BAV Barb. Lat. 3953], consigliano di non andare oltre questa data” ”(Brugnolo 1974, p. XLVII).

Le rime del de’ Rossi occupano le carte 1r-84r e sono precedute dall’intestazione Messer Nicolhò de rosi doctore de leçe. Le precedono 17 carte recenziori con indice alfabetico topografico dei capoversi di mano del secolo XVI-XVII; le ultime tre carte sono bianche, ma sul retro della seconda vi è una nota a penna di mano diversa di quella dell’estensore dell’indice: 2671 /Est Marini Sanudi Leonardi Filj, (= Marin Sanudo Torsello) cassata con un rigo.

Iole Scudieri Ruggieri, che nel 1955 scoprì il codice Sevilla BCC 7 1 32, distinse all’interno del ms. otto mani; Brugnolo 1974, p. XLII ha precisato che le rime del de’ Rossi si devono a sole tre mani: una mano alfa (cc. 1r-21r, 22r-38v, 41r-45v), una mano beta (che trascrive le cc. 21v, 39r-40v, 49r-51v, aggiunge la rappresentazione grafica dei sonetti artificiosi 237, 247 e 248 ed interviene altrove con aggiunte, correzioni ed emendamenti: Brugnolo 1974, p. XLIII) e una mano gamma che trascrive le carte 55r-84r.

La mano beta, la più corretta ed elegante, va attribuita al revisore del codice, che, secondo Brugnolo è da identificarsi con lo stesso Nicolò de’ Rossi. Si tratta infatti della stessa mano che trascrisse la sezione beta del codice CV BAV Barb. Lat. 3953 e che già Lega 1905 attribuiva al rimatore trevisano. Mentre però Lega (seguito da Scudieri Ruggieri 1955) basava l’identificazione della mano essenzialmente sulla base dell’explicit del commento latino alla canzone Color di perla, dolçe mia salute (Brugnolo 1974 n. 239), Brugnolo 1974, pp. XLIX-LI adduce altre ragioni: la puntualità e la precisione delle correzioni, che doveva stare a cuore all’autore stesso; l’introduzione di un ritornello al sonetto 429, e soprattutto, come sosteneva già Favati 1957, pp. 180-181, il fatto che “è solo la mano beta che trascrive, in Sevilla BCC 7 1 32, i sonetti più impegnativi ed artificiosi” (Brugnolo 1974, p. LI), onde evitare probabilmente che un copista poco attento “gliene straziasse la rappresentazione disegnativa” (Favati 1957, p. 181).

Unica difficoltà consiste nel fatto che proprio beta trascrive i tre sonetti della tenzone dialettale che attribuendoli tutti a Nicolò stesso, mentre Corti 1966, p. 130 ha dimostrato che essi appartengono a tre poeti diversi. L’impasse si può forse superare accettando l’ipotesi di Brugnolo 1986, pp. 72-79, secondo il quale l’autore del terzo sonetto sarebbe lo stesso Nicolò de’ Rossi, sotto lo pseudonimo di Liberale da San Pelagio: il rimatore cioè trascriverebbe nel suo codice una tenzone preesistente, senza segnalare gli autori, ed aggiungendo un suo contributo.

 

Il codice CV BAV Barb. Lat. 3953, databile forse tra il 1325 e il 1328, di fondamentale importanza per la lirica toscana di fine Duecento, ed edito integralmente da Lega nel 1905, tramanda 79 componimenti del de’ Rossi (le due canzoni La soma vertù d'amor, a cui piaque [Brugnolo 1974, n. 238] e Color di perla, dolçe mia salute [Brugnolo 1974 n. 239], contenute anche in Sevilla BCC 7 1 32, le due canzoni Çovene donna dentro al cor mi sede (Brugnolo 1974 n. 240) e Da ch'el ti piaçe Amor, ch'eo returni [Brugnolo 1974, p. 241], assenti in Sevilla BCC 7 1 32, e 75 sonetti).

Dopo le prime 26 carte contenenti una storia troiana in latino, una lettera di Isotta a Tristano e una canzone provenzale, CV BAV Barb. Lat. 3953 contiene rime volgari di poeti italiani suddivise in due sezioni, separate da un disegno di mano coeva che rappresenta il Trionfo d’Amore secondo il modello di Francesco da Barberino (c. 126): la prima (cc. 27-125) contiene canzoni (per il de’ Rossi: cc. 76-77 la 238 e la 241, cc. 27-28 la 239 e cc. 46-47 la 240), la seconda (cc. 127-206) sonetti. I sonetti del de’ Rossi sono trascritti in un unico gruppo compatto da c. 182 alla fine del codice.

CV BAV Barb. Lat. 3953 è trascritto da quattro mani, l’ultima della quali, Bgamma, è stata attribuita dal Lega al de’ Rossi sulla base di cinque prove:

  1. tutte le volte che Bgamma inizia a scrivere lo fa con canzoni di Nicolò de’ Rossi;
  2. alla fine del commento latino alla canzone Color di perla, dolçe mia salute (Brugnolo 1974 n. 239) si legge “Explicit comentum factum per me Nicholaum de Rubeo [...] secundum intellectum quem habui quando predictam cantionem rittimis compilavi”;
  3. la mano Bgamma è l’unica che interviene con correzioni ed emendamenti in tutte le sezioni del ms.: “queste correzioni, per se stesse, basterebbero a mostrare la gran parte avuta nel codice da Nicolò, o almeno a stabilire che presso di lui esso rimase non appena fu compiuto di scrivere e a lui appartenne” Lega 1905, p. XXX;
  4. la mano Bgamma scrive per riempire i fascicoli del codice incompiuti dalla mano Bbeta;
  5. mentre il V e VII fascicolo sono scritti per intero fin dall’inizio da Bbeta, il richiamo in fondo all’ultima pagina dei fascicoli precedenti, IV e VI appartiene alla mano Bgamma; un richiamo di Bgamma è anche alla fine del nono quaderno.

Lega 1905, p. XXXI conclude pertanto che fu il de’ Rossi “colui che diresse la compilazione di questa raccolta poetica, messa insieme per tutto suo conto e suo uso”. Dello stesso parere Brugnolo 1974, il quale riconosce che la mano gamma di BAV Barb. Lat. 3953 corrisponde alla mano beta del codice Sevilla BCC 7 1 32, scoperto solo successivamente.

Contro l’ipotesi dell’autografia dei due codici si è però espresso Petrucci 1995, p. 290, dichiarando che essa è “non provata e non probabile”. Brugnolo 2001, pp. 233-34, pur ammettendo che “in assenza di prove certe e non indiziarie (come nel nostro caso) nessuna autografia è, non che dimostrata, dimostrabile”, osserva che “in presenza di due ‘libri d’autore’ di quel calibro, così vistosamente ‘autobiografici e autocelebrativi” l’ipotesi dell’autografia dei codici derossiani resta la “più economica e dunque la più verisimile”.

Sui rapporti tra Sevilla BCC 7 1 32 e CV BAV Barb. Lat. 3953 intervenne Favati 1957, sostenendo che il CV BAV Barb. Lat. 3953 è seriore rispetto a Sevilla BCC 7 1 32 e che costituisce una silloge di rime scelte da Sevilla BCC 7 1 32. Il de’ Rossi avrebbe successivamente revisionato il materiale di Sevilla BCC 7 1 32 accolto in CV BAV Barb. Lat. 3953, intervenendo con quelle che quindi costituirebbero vere e proprie varianti d’autore. Brugnolo 1974, p. LX però ha fatto notare che se le rime di CV BAV Barb. Lat. 3953 costituissero davvero una silloge scelta da Sevilla BCC 7 1 32, esse si presenterebbero “sparpagliate” nel codice di Sevilla, mentre sono riunite in una silloge compatta, con corrispondenza quasi perfetta anche nella disposizione dei sonetti (con l’eccezione della tenzone tridialettale assente in CV BAV Barb. Lat. 3953).

È pertanto incauto parlare per CV BAV Barb. Lat. 3953 “di una scelta di Nicolò sulla base dell’intero canzoniere Colombino” (Brugnolo 1974, p. LX), dato che “i fatti concreti ci dicono solo che un’intera fetta di sonetti (e foss’anche una fetta prelibata, a giudizio di Nicolò) è stata ‘prelevata’ da S [Sevilla BCC 7 1 32] e ‘trasportata’, senza mutamenti sostanziali, in B [CV BAV Barb. Lat. 3953]”. Tali sonetti sembrano essere tra quelli più recenti della produzione del rimatore, come testimonierebbe anche la forma metrica: con l’eccezione di alcuni sonetti figurati, sono contraddistinti dalla sirma CD CD EE, “lo schema preferito, pressoché unico della seconda parte del Canzoniere (Brugnolo 1974, p. LX). Brugnolo 2001, p. 247 aggiunge che quella contenuta in CV BAV Barb. Lat. 3953 potrebbe essere la produzione più recente di Nicolò, in quanto i testi sono databili tra il 1323 e il 1325, e ipotizza che il manoscritto sia stato compilato tra il 1325 e il 1328. L’attento riesame di quelle che per Favati sarebbero varianti d’autore “presupponenti una diversa, più letteraria, educazione del gusto” (Favati 1957, p. 184), porta Brugnolo a concludere che una grandissima parte di esse sarebbero piuttosto semplici varianti di tradizione, attribuibili alle diverse abitudini linguistiche e ortografiche dei copisti. La revisione del de’ Rossi, che fu, in entrambi i casi “tutto sommato parziale ed affrettata” (Brugnolo 1974, p. LXVI), non si soffermò neppure su tali discrepanze, essendo indifferente alla scelta tra una forma e l’altra.

Pertanto, l’ipotesi di varianti redazionali nel Canzoniere di Nicolò de’ Rossi “può essere avanzata, e con riserva, solo in un numero limitatissimo di casi” (Brugnolo 1974, pp. LXVIII-LXIX), le altre sono spiegabili piuttosto come varianti “non autorizzate”, “estranee all’autore”, frutto di trivializzazioni e fraintendimenti dovute ai copisti o al limite anche all’autore stesso. In base all’analisi delle varianti notevoli dei sonetti, Brugnolo 1974, pp. LXIX-LXXX afferma che i casi in cui la variante d’autore è davvero probabile sono solo cinque, e che se anche fossero di più “non sussistono le prove che la redazione CV BAV Barb. Lat. 3953 sia sempre ‘ulteriore’ rispetto alla redazione S [Sevilla BCC 7 1 32]; anzi parecchie volte il testo poziore è fornito proprio da S [Sevilla BCC 7 1 32]” (Brugnolo 1974, p. LXXX).

A conclusioni analoghe porta anche l’esame delle varianti delle due canzoni comuni ad entrambi i mss. (238-239), benché per la seconda canzone, Color di perla, dolçe mia salute (Brugnolo 1974, n. 239) sia più forte il sospetto di trovarsi di fronte a varianti redazionali. La canzone è infatti trasmessa in tre redazioni differenti: quella di CV BAV Barb. Lat. 3953, di Sevilla BCC 7 1 32 e una terza redazione che si ricava leggendo i versi citati nel commento latino riportato da CV BAV Barb. Lat. 3953: per i vv. 7, 11, 24, 33, 73 il testo contiene varianti notevoli non solo rispetto a Sevilla BCC 7 1 32 ma anche a CV BAV Barb. Lat. 3953 stesso (Brugnolo 1974, p. LXXXII).

È certo dunque che “l’estensore di CV BAV Barb. Lat. 3953, cioè lo stesso Nicolò, utilizzò per il commento a Color di perla, dolçe mia salute un testo leggermente diverso da quello accolto nella contigua trascrizione” (Brugnolo 1974, p. LXXXIII). Di conseguenza, le ipotesi possibili sono due: 

  •  le tre redazioni rappresentano tre diverse fasi redazionali (da una prima fase, forse quella di Sevilla BCC 7 1 32, si passerebbe alla seconda di CV BAV Barb. Lat. 3953 attraverso una redazione intermedia; ma la redazione finale annulla le precedenti).
  • “il testo di Color di perla non giunse mai ad un assetto definitivo, e le tre redazioni riflettono non tanto tre momenti successivi e distinti della ‘storia’ del testo, quanto piuttosto una situazione di indecisione di incertezza dell’autore nei confronti delle scelte da compiere. Si tratta insomma di redazioni sincrone e varianti adiafore: l’una non esclude l’altra” (Brugnolo 1974, p. LXXXIII)

In conclusione: l’ipotesi delle varianti d’autore introdotta da Favati 1957 appare notevolmente ridimensionata, anche se non totalmente escludibile. La seriorità di CV BAV Barb. Lat. 3953 rispetto a Sevilla BCC 7 1 32, per quanto probabile anche agli occhi di Brugnolo, non può essere dimostrata con certezza. Ancor meno dimostrabile è che CV BAV Barb. Lat. 3953 costituisca un’antologia delle rime di Sevilla BCC 7 1 32.

Anziché dunque pensare che i due mss. siano direttamente collegati tra loro, Brugnolo 1974, p. LXI suggerisce l’ipotesi che essi discendano entrambi da un terzo manoscritto perduto, forse lo stesso originale del de’ Rossi. Quelle divergenze che non siano “immediatamente imputabili a guasti meccanici, a interpolazioni o a congetture dei copisti potrebbero riflettere non tanto una posteriore opera di revisione dell’autore, consecutiva ad una prima redazione, quanto piuttosto la reale situazione dell’autografo (o degli autografi), una situazione ancora fluttuante, dinamica, non bloccata da scelte definitive” (Brugnolo 1974, p. LXXXV).

In alcuni casi cioè la doppia lezione poteva essere contenuta nell’antigrafo dei due manoscritti: Nicolò non avrebbe operato dunque una scelta definitiva, ma avrebbe lasciato a testo varianti adiafore, che poi il copista riporterebbe fedelmente.

Le possibili rappresentazioni stemmatiche dei rapporti tra Sevilla BCC 7 1 32 e CV BAV Barb. Lat. 3953 sono dunque tre (Brugnolo 1974, p. LXXXVI), ma la prima appare meno probabile:

Con X e X’ Brugnolo 1974, p. LXXXVI rappresenta “due fasi dell’autografo, cioè l’autografo prima e dopo un’eventuale revisione (in ogni caso minima) dell’autore”.

 

Tradizione extravagante

 Fiori 1992, pp. 48-49 segnala la presenza del sonetto Ançelica figura et amorosa (Brugnolo 1974, n. 16) nel registro contenuto nell’Archivio di Stato di Bologna, Comune, Curia del Podestà, Giudici ad Maleficia, Accusationes B 45/a, dell’anno 1322, anche se mutilo.

Il codice El Escorial RBSL Lat.e.III.23, databile al secondo quarto del XIV secolo per De Robertis, contiene alle cc. 81r-v otto sonetti adespoti di Nicolò de’ Rossi, trascritti in una sezione isolata, da mano diversa e “totalmente indipendente dalle altre mani del codice, paleograficamente databile al secondo venticinquennio del Trecento” (Capelli 2003, p. 341). Capelli 2003, p. 342 sospetta che la sezione derossiana del codice potesse essere più ampia, dal momento che dopo i primi sei sonetti di argomento amoroso e un sonetto religioso compare una rubrica che segnala la fine dei “soneti [dela] diletanza d’amor”, e successivamente un sonetto di argomento politico: “ora, che senso avrebbe annunciare il termine di una sezione tematica, se quella seguente si componesse di un unico testo?”. I sonetti, dichiarati da Brugnolo 1974, p. LXXXVII “quasi interamente illeggibili” sono stati quasi del tutto decifrati da Capelli 2003, pp. 118-123 con la lampada di Wood.

Il codice appare più vicino a Sevilla BCC 7 1 32 che a CV BAV Barb. Lat. 3953, in quanto cinque dei sette componimenti leggibili in esso sono traditi dal solo Sevilla BCC 7 1 32 e non da CV BAV Barb. Lat. 3953.

Per i due sonetti comuni, secondo Favati 1957, p. 188-189, El Escorial RBSL Lat.e.III.23 sarebbe sempre d’accordo con Sevilla BCC 7 1 32, ma Brugnolo 1974, p. LXXXVII dimostra un caso in cui i due mss. non accordano, sostenendo dunque che El Escorial RBSL Lat.e.III.23 appartiene ad una tradizione extravagante e non a conoscenza di Sevilla BCC 7 1 32.

 

I manoscritti quattrocenteschi

Il sonetto misogino Fesso fos'eo enfin a lo belico (Brugnolo 1974, n. 195) ha conosciuto una certa fortuna quattrocentesca in quanto è tradito sotto il nome di Dante da quattro manoscritti Stresa BS 2 [D], Mo BE alfa.N.6.4 [M], CV BAV Vat. Lat. 5133 [V] e CV BAV Vat. Lat. 8914 [V1], sotto il nome di Dante e da un quinto manoscritto, Udine BC 10 [U], adespoto.

I due codici Stresa BS 2 e Udine BC 10 fanno gruppo contro gli altri e forniscono una versione molto più corretta: Stresa BS 2 (che si discosta da Sevilla BCC 7 1 32 sono per piccole varianti grafiche) pertanto è stato scelto da Contini 1938, p. 298 come codice base per l’edizione del sonetto. I due codici sembrano risalire indipendentemente ad una fonte vicina all’originale (Brugnolo 1974, p. LXXXVIII).

Cinquini 1909-1912, pp. 364-78 ha segnalato che il codice CV BAV Reg. 1973 contiene una quindicina di sonetti di Nicolò de’ Rossi adespoti: sono i numeri 217, 288, 259, 235, 284, 292, Una donzella candida e zentile (rifacimento del derossiano Donzella blanca, formosa e çentile Brugnolo 1974, n. 236), 233, 225, 223, 216, 250, 263, 299, 275, 279 dell’edizione Brugnolo 1974.

Tali sonetti sono tràditi anche dal codice Sevilla BCC 7 1 32, ad eccezione del numero 299, presente solamente esclusivamente in CV BAV Barb. Lat. 3953.

 

I tre codici Ve BNM It. IX. 191, Fi BNC Magl. VII 1187 e Fi BR 1118

Il codice Ve BNM It. IX. 191 (codice Mezzabarba) [Mc] del secolo XVI, riporta tra le canzoni di Cino da Pistoia le quattro canzoni di Nicolò de’ Rossi. Particolarmente interessanti risultano le prime due canzoni, La somma virtù d'Amor (Brugnolo 1974, n. 238) e Color di perla, dolçe mia salute (Brugnolo 1974, n. 239), contenute sia in Sevilla BCC 7 1 32 che in CV BAV Barb. Lat. 3953. In margine alla prima di esse il Mezzabarba annotò: “Questa canzone ho ritrovato essere di M. Nicolo di Rosso dottor di legge, come nelle precedenti ho detto in uno antiquo libbro, et dove vedrai questo segno intendi che sono correzioni fatte per quello, et erano scritte tutte quelle canzoni in prosa, come una ne trovai in questo libro senza nome di autore dinanzi quelle di M. Guido Cavalcanti con quatro sonetti” e inserì le varianti dell’antiquo libbro, sottolineandole.

Sia le lezioni a margine che quelle a testo appaiono molto più vicine a quelle di Sevilla BCC 7 1 32 che a quelle di CV BAV Barb. Lat. 3953.

Almeno per quanto riguarda le due canzoni pertanto “l’esemplare fondamentale di Mc, nel quale si era già verificata l’attribuzione delle quattro canzoni a Cino, [...] risale [...] a un capostipite affine al Colombino anche se non direttamente collegato con quello (cui mancano 240-241). Allo stesso capostipite [...] risale [...] anche l’antiquo libbro utilizzato dal Mezzabarba per le sue lezioni marginali e l’esatta attribuzione al de’ Rossi” (Brugnolo 1974, p. XCII).

Barbi 1915, p. 64-77 aveva identificato tale antiquo libro con un manoscritto perduto siglato Col affine ad un codice pure perduto, di cui però Angelo Colocci riportò l’incipitario nel codice CV BAV Vat. lat. 4823.

Tale codice Col assieme all’antiquo libbro farebbe gruppo contro Ve BNM It. IX. 191 (6754) e i due codici ad esso affini Fi BNC Magl. VII 1187 [Mgl] e Fi BR 1118 [R], che tramandano entrambi la canzone La soma vertù d'amor, a cui piaque. In Fi BNC Magl. VII 1187 la canzone deriva palesemente da Ve BNM It. IX. 191, forse attraverso un ms. intermedio (Barbi 1915, p. 48). Il testo di Fi BR 1118 invece è affine a quello di Ve BNM It. IX. 191, ma non dipende direttamente da quello (Barbi 1915, p. 54 e seguenti).

I tre mss. Ve BNM It. IX. 191, Fi BNC Magl. VII 1187 e Fi BR 1118 dunque, assieme a Col e all’antiquo libbro, sono stati raggruppati da Barbi 1915 in un’unica famiglia, siglata Mc1-Triss, il cui più antico rappresentante sarebbe El Escorial RBSL Lat.e.III.23, che essendo solo un frammento di un altro canzoniere “potrebbe aver contenuto anche le canzoni del de’ Rossi” (Brugnolo 1974, p. XCII).

 

Per quanto riguarda la tradizione a stampa va fatta una preliminare distinzione tra canzoni e sonetti: due delle canzoni (numero 240-241 Brugnolo 1974) infatti conobbero una certa fortuna, essendo tràdite sotto il nome di Dante o di Cino da Pistoia in tre stampe cinquecentesche: ***Ven***, derivata da un codice della famiglia Mc1-Triss, ***Gt (la famosa Giuntina) ***, che ha tra le sue varie fonti Ven e un ms. affine a Ve BNM It. IX. 191, ed infine ***Pil***, che contiene la sola canzone 241 e deriva il testo da ***Ven*** e l’attribuzione (a Cino, non a Dante) “da quel codice affine a cui per altre poesie attinge anche il testo” (Barbi 1915, p. 95 n.).

Le tre stampe antiche sono alla base di una serie di edizioni successive, che continuarono ad assegnare a Dante le due canzoni , come Biscioni 1741, Zatta 1748. FRATICELLI 1834-40 le mise tra le apocrife di Dante. La 241 venne inserita tra le rime di Cino di Bindi-Fanfani 1878. I sonetti di Nicolò de’ Rossi cominciarono invece ad essere pubblicati solo nell’Ottocento: 21 sonetti di argomento politico furono editi da Navone 1888, e parzialmente da Marchesan 1923 (assieme ad alcuni altri sonetti, alla canzone 240 e a stralci della 239) e da Cipolla-Pellegrini 1902 che li collazionarono sul ms. CV BAV Barb. Lat. 3953. Il sonetto 262 fu edito da Morpurgo 1891. Il codice CV BAV Barb. Lat. 3953 fu riprodotto integralmente da Lega 1905 in edizione diplomatica; i 75 sonetti del de’ Rossi vennero poi editi criticamente da Massera 1920. Seguirono le antologie di testi di Marchesan 1923, Sapegno 1952, Massera 1956, Corsi 1969. Tutti i 75 sonetti e le 4 canzoni furono editi da Marti 1956. Il canzoniere Sevilla BCC 7 1 32 fu invece pubblicato integralmente da Elsheik 1973 e da Brugnolo 1974.

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Bibliografia
Edizione/i di riferimento
Brugnolo 1974 = Furio Brugnolo, Il canzoniere di Nicolò de' Rossi, vol. I, Introduzione, testo e glossario, Padova, Antenore, 1974

Edizioni significative
Corsi 1969 = Rimatori del Trecento, a cura di Giuseppe Corsi, Torino, Utet, 1969 (Classici italiani)
pubblica i sonetti 216, 221, 226, 234, 236, 246, 263, 284, 292 dell’edizione BRUGNOLO 1974

Elsheik 1973 = Nicolò de Rossi, Canzoniere Sivigliano, a cura di M. Salem Elsheikh, Milano-Napoli, Ricciardi, 1973

Lega 1905 = Gino Lega, Il canzoniere Vaticano Barberiniano latino 3953, Bologna, Commissione per i testi di lingua, 1905 [edizione diplomatica di tutti i componimenti del codice]

Altre edizioni
Bentivogli 1997 = Antologia della letteratura italiana diretta da Cesare Segre e Carlo Ossola, I, Duecento-Trecento, Torino, Einaudi-Gallimard, 1997, Poesia di corte, gnomica, religiosa, a cura di Bruno Bentivogli, pp. 868-871
pp. 829-830 pubblica i sonetti 216, 263, 221, 261 dell’edizione BRUGNOLO 1974

Bindi-Fanfani 1878 = Le rime di Messer Cino da Pistoia ridotte a miglior lezione da Enrico Bindi e Pietro Fanfani, Pistoia, Tip. Niccolai, 1878
pubblica la canzone 241 dell’edizione Brugnolo 1974 attribuendola a Dante

Biscioni 1741 = Delle opere di Dante Alighieri, con le annotazioni del dottore Antonio Maria Biscioni, 2 voll., Venezia, presso Giambattista Pasquali, 1741
pubblica le canzoni 240, 241 dell’edizione BRUGNOLO 1974 attribuendole a Dante

Capelli 2003 = Roberta Capelli, I materiali dell’Escorialense e.II.23. Contesti di produzione e ambiti di circolazione di un’antologia poetica delle origini, tesi di dottorato in Filologia Romanza, (XIV ciclo), Università degli studi di Firenze, Facoltà di lettere e Filosofia, Dipartimento di studi sul Medioevo e sul Rinascimento, 2003
pubblica i sonetti 364, 369, 379, 201, 204, 332, 217, 211 dell’edizione BRUGNOLO 1974 in base al codice El Escorial RBSL Lat. e III 23

Cinquini 1909-1912 = Adolfo Cinquini, Un'importante silloge di rimatori dei secoli XIV e XV, in «Classici e Neolatini», V (1909), pp. 121-28, 229-44, VII (1911), pp. 373-86, VIII (1912), pp. 1-149, 364-78

Cipolla-Pellegrini 1902 = Carlo Cipolla-Flaminio Pellegrini, Poesie minori riguardanti gli Scaligeri, in «Bullettino dell'Istituto storico italiano», XXIV (1902) pp. 3-206
pubblica i sonetti 211, 245, 282-285 dell’edizione BRUGNOLO 1974, traendoli da Navone e collazionandoli su CV BAV Barb. Lat. 3953

Fraticelli 1934 = Poesie di Dante Alighieri precedute da un discorso intorno alla loro legittimità, Firenze, per Leop. Allegrini e G. Mazzoni, Nella Badia Fiorentina, 1943 (volume primo, in due tomi delle Opere minori di Dante Alighieri, Firenze, 1834-40)
pubblica le canzoni 240, 241 dell’edizione BRUGNOLO 1974 tra le apocrife di Dante

Marchesan 1923 = Angelo Marchesan, L’Università di Treviso nei secoli XIII e XIV, e cenni di storia civile e letteraria della città in quel tempo, Treviso, Istituto Turazza, 1892
pubblica i sonetti 214, 229, 257, 263, 282, 284 dell’edizione BRUGNOLO 1974 traendoli da NAVONE, e i sonetti 216, 218, la canzone 240 e stralci della 239 dell’edizione BRUGNOLO 1974 dal codice CV BAV Barb. Lat. 3953

Marti 1956 = Mario Marti, Poeti giocosi del tempo di Dante, Milano, Rizzoli, 1956, pp. 95-104
pubblica i 75 sonetti del codice CV BAV Barb. Lat. 3953

Massera 1920 = Aldo Francesco Massera, Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, a cura di Francesco Massera, 2 voll., Bari, Laterza, 1920 (nuova edizione riveduta e aggiornata da Luigi Russo, Bari Laterza, 1940)
nuova ed. riveduta e aggiornata da L. Russo, Bari, Laterza, 1940] [pubblica i 75 sonetti del CV BAV Barb. Lat. 3953

Massera 1956 = in Poesia del Duecento e del Trecento, a cura di Carlo Muscetta e Paolo Rivalta, Torino, 1956
pubblica i sonetti 213, 216, 221, 236, 246, 287, 291, 292 dell’edizione BRUGNOLO 1974

Morpurgo 1891 = Salomone Morpurgo, L’Ebreo errante in Italia, in «Rivista critica della letteratura italiana» VI (1891), pp. 15-32 poi in volume: Firenze, Alla libreria Dante, 1891
pubblica il sonetto 262 dell’edizione BRUGNOLO 1974

Navone 1888 = Giulio Navone, Sonetti inediti di messer Nicolò de’ Rossi da Treviso, per nozze Tittoni-Traversa, Roma, Tipografia Forzani e c., 1888
pubblica i sonetti 211, 213, 214, 226, 227, 229, 234, 244, 245, 248, 251, 253, 257, 258, 262, 263, 282, 283, 284, 285, 293 dell’edizione BRUGNOLO 1974

Sandkuhler 1967 = Bruno Sandkühler, Die frühen Dantekommentare und hir Verhältnis zur mittelaterlichen Kommentartradition, München, Hueber, 1967, pp. 258-68
pubblica la canzone 239 con il commento latino basandosi sul codice CV BAV Vat. Barb. Lat. 3953

Sapegno 1952 = Poeti minori del Trecento, a c. di Natalino Sapegno, Milano-Napoli, Ricciardi, 1952
pubblica i sonetti 216, 221, 246, 261 dell’edizione BRUGNOLO 1974

Tartaro 1971 = Achille Tartaro, Forme poetiche del Trecento, Bari, Laterza, 1971
pubblica i sonetti 278, 236, 216, 261 dell’edizione BRUGNOLO 1974

Zatta 1748 = Prose e Rime liriche edite ed inedite di Dante Alighieri, con copiose ed erudite aggiunte, Venezia, 1748
pubblica le canzoni 240, 241 dell’edizione BRUGNOLO 1974 attribuendole a Dante

Bibliografia filologica
Barbi 1915 = Michele Barbi, La Raccolta Aragonese, in Michele Barbi, Studi sul canzoniere di Dante, con nuove indagini sulle raccolte manoscritte e a stampa di antiche rime italiane. In servigio dell’edizione nazionale delle opere di Dante promossa dalla Società Dantesca Italiana, Firenze, G. C. Sansoni Editore, 1915, pp. 215-326

Belletti 1971 = Gian Carlo Belletti, Sui mss. 7.1.32 della Biblioteca Capitolare Colombina di Siviglia e Vaticano Barberiniano latino 3953: accertamenti a proposito del testo di Nicolò de’ Rossi, in AA.VV., Omaggio a Camillo Guerrieri Crocetti, Genova, Fratelli Bozzi, 1971
pp. 71-73

Brugnolo 1976 = Furio Brugnolo, I Toscani nel Veneto e le cerchie toscaneggianti, in Storia della cultura veneta, II, Il Trecento, Vicenza, Neri Pozza, 1976, pp. 370-439, in particolare pp. 389-404
pubblica i sonetti: 60, 71, 98, 46, 37, 289, 292, 303, 121 (vv. 1-8), 336, 368 (vv. 1-8), 382 (vv. 1-8), 126, 361, 180 (vv. 1-8), 165, 131 edizione Brugnolo 1974

Brugnolo 1977 = Furio Brugnolo, Il canzoniere di Nicolò de’ Rossi, 2 voll., Padova, Editrice Antenore, 1974-1977 (Medioevo e Umanesimo, 16 e 30), II Lingua, tecnica, cultura poetica [1977]

Brugnolo 1983 = Furio Brugnolo, Per il testo della tenzone veneta del Canzoniere Colombino di Nicolò de’ Rossi, in AA.VV., Scritti linguistici in onore di Giovan Battista Pellegrini, Pisa, Nistri Lischi,1983, pp. 371-80

Brugnolo 1986 = Furio Brugnolo, La tenzone tridialettale del canzoniere Colombino di Nicolò de’ Rossi. Appunti di lettura, in «Quaderni Veneti», vol. III (1986), pp. 41-83

Brugnolo 2001 = Furio Brugnolo, La poesia del Trecento, in Ciociola 2001, pp. 223-270

Ciociola 1995 = Claudio Ciociola, Poesia gnomica, d'arte, di corte, allegorica e didattica, in Storia della letteratura italiana, diretta da Enrico Malato, vol. II, Il Trecento, Roma, Salerno, 1995, pp. 327-454
pp. 352-54

Contini 1938 = Gianfranco Contini, Un manoscritto ferrarese quattrocentesco di scritture popolareggianti, in «Archivium Romanicum» XXII (1938), pp. 282-319

Corti 1966 = Maria Corti, Una tenzone poetica del secolo XIV in veneziano, padovano e trevisano, in AA.VV., Dante e la cultura veneta. Atti del Convegno di Studi (Venezia-Padova-Verona, 30 marzo-5 aprile 1966), a cura di V. BRANCA e G. PADOAN, Firenze, Olschki, 1966, pp. 129-42

De Robertis 1954 = Ballate di Guido Novello da Polenta in Domenico De Robertis, Il canzoniere Escorialense e la tradizione «veneziana» delle Rime dello Stil novo, Torino, Loescher-Chiantore, 1954 [suppl. n. 27 al GSLI], Appendice I, pp. 210-223

Favati 1957 = Giuseppe FAVATI, Ancora sull’Escurialense e.III.23 e su un gruppo di sonetti di Nicolò de’ Rossi, in «Filologia romanza», V (1957), pp. 176-90

Gorni 2000 = Guglielmo Gorni, Metrica e filologia attributiva vent’anni dopo, in Carmina semper et citharae cordi. Études de philologie et de métrique offertes à Aldo Menichetti, Genève, Editions Slatkine, 2000, pp. 3-7

Petrucci 1995 = Armando Petrucci, La scrittura del testo, in Letteratura italiana, diretta da A. Asor Rosa, Torino, Einaudi, vol. IV, 1995, pp. 283-308

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